– Tasse

Non un semplice slogan elettorale, per la prima volta non un semplice programma elettorale ma passi concreti e operativi per ottenere il meglio per l’Italia e gli italiani.

In campagna elettorale tutti promettono meno tasse, poi una volta al Governo non fanno nulla, a volte le aumentano, ci dicono che abbiamo un debito, che l’Europa ci chiede sacrifici. Fino ad oggi chi governa ci presenta il conto senza dirci come hanno speso i nostri soldi. Veniamo subito alle soluzioni (a noi le polemiche, i litigi, le lotte di potere non ci interessano, vogliamo condividere tutte le soluzioni da poter attuare nei primi 100 giorni di Governo per mettere in moto il cambiamento e mettere in circolo il VACCINO MGOcontro corruzione, sprechi, furbetti e speculatori.

Passo operativo del Ministero dello Sviluppo Economico

Internet veloce gratis per tutti i cittadini italiani

Internet veloce gratis darà la possibilità di essere tutti connessi e ridurre drasticamente la burocrazia, avere tutto sotto controllo, la sicurezza personale e della famiglia.

Questo sarà possibile attraverso le Poste Italiane Spa è la più importante azienda postale italiana, che conta 143 mila dipendenti e fornisce servizi logistico-postali, di risparmio e pagamento e assicurativi a oltre 32 milioni di utenti.

Nata durante il Regno di Sardegna come ente pubblico che gestiva in monopolio i servizi postali e telegrafici per conto dello Stato, dopo l’unificazione le Poste hanno inglobato anche le aziende di servizi postali dei regni annessi. Nel 1889 è stato istituito un apposito Ministero delle Poste e Telegrafi. Nel 1997, a seguito di un processo di privatizzazione, la società si è trasformata in Poste Italiane Spa, sviluppando nel tempo le divisioni che costituiscono l’attuale assetto societario del gruppo.

Poste Italiane è una società per azioni, in cui lo Stato italiano, tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è l’azionista di maggioranza, detenendo circa il 60% del capitale sociale (35% Cassa depositi e prestiti, 29,7% Ministero dell’Economia). Dal mese di ottobre del 2015 è quotata nell’indice FTSE MIB della Borsa di Milano.

Questo vuol dire che tutti i cittadini italiani sono Azionisti al 60% di Poste Italiane SpA, purtroppo il Governo Renzi ha permesso a dei fondi di investimento stranieri di prendersene un pezzo.

Dobbiamo tentare di riprendercela al 100% perché strategica per l’Italia e gli italiani, per tutelare i Diritti dei cittadini e tutelare un patrimonio dell’Italia e degli italiani (art. 9 Costituzione) in quanto strategica come sistema logistico, per le telecomunicazioni, per i conti correnti, per il crowdfunding (raccolta fondi attraverso internet in Italia e nel Mondo per progetti e iniziative) e per i suoi 143.000 dipendenti distribuiti sul territorio dell’Italia.

2) Passo operativo del Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione

La Carta d’Identità Digitale

Già prevista in Italia dobbiamo fare delle integrazioni per abolire burocrazia e semplificare la vita quotidiana.

Carta Identità + Patente + Passaporto + Codice Fiscale + Tessera Elettorale + Tessera Sanitaria + Bancomat + Carta di Credito

TUTTO IN UNA UNICA TESSERA

Un unico documento abbinato al telefono cellulare e che servirà per tutto: collegato al conto corrente farà da Bancomat e da carte di credito; collegandosi ad un solo sito quello del Governo si potranno controllare i conti correnti, la situazione pensionistica, il bilancio familiare, la situazione scolastica dei figli, le proprietà catastali, le ricette mediche, pagare le tasse, ecc. Con la Carta d’Identità Digitale e il telefono si potrà fare praticamente tutto, compresi i pagamenti sempre on line gratis. Con la Carta d’Identità Digitale sarà semplice rinnovare documenti e riceverli in formato PDF, si riceveranno avvisi quando qualche documento è in scadenza. Tutti gli incassi e le spese possono essere controllati in pochissimo tempo divise per categorie. Tutto in completa sicurezza perché verrà utilizzato la catena a blocchi come le transazioni finanziarie.

La Gente Onesta non ha NULLA da TEMERE è per la trasparenza, sicurezza e semplicità.

Soprattutto se un cittadino vanta dei crediti dallo Stato non dovrà più aspettare. Debiti e crediti saranno fatti in tempo reale.

(in corsivo quello che si deve aggiungere)

DATI PERSONALI

  1. Comune
  2. Cognome
  3. Nome
  4. Data di nascita
  5. Sesso
  6. Data di rilascio
  7. Data di scadenza

CODICE OTTICO OVD

13 righe di caratteri alfanumerici in formato ICAO

 

 

 

MICROCHIP A RADIOFREQUENZA

  1. Impronte digitali
  2. Foto digitale
  3. Consenso alla donazione degli organi (facoltativo)
  4. Contatti personali (telefono, mail o PEC (posta elettronica certificata)
  5. Dati conti correnti bancari collegati
  6. Codice Univoco da trasmettere come identificativo nella trasmissione a blocchi per voto online, consultare il sito con TUTTI i documenti e le informazioni necessarie nell’arco della giornata di tutti i giorni.
  7. Collegamento con la Carta dei Servizi

Verrà rilasciata dai Comuni con l’Integrazione ai vari Enti preposti al rilascio di Patente, Passaporto e Sanità

Grazie all’integrazione con le Poste Italiane Spa, che possiede già le tecnologie per implementare la sicurezza dati, si avrà la possibilità di collegare tutti i conti correnti di tutte le Banche alla Carta d’Identità Digitale.

Le Poste Italiane Spa hanno sportelli in tutta Italia per assistenza e altri servizi elencati sopra e implementati nelle altre pagine del sito.

Passo operativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze

Tasse al 20% uguali per Tutti e tutti possono scaricare tutto

Per tutti vuol dire per tutti: impiegati, operai, imprenditori, politici, manager, negozianti, imprese, liberi professionisti, ecc. Siamo TUTTI cittadini italiani e abbiamo diritti e doveri uguali (art. 3 Costituzione).

È una aliquota corretta se si guardano molti paesi che hanno una buona economia e anche i paesi membri dell’Europa. Se tutti possono scaricare tutto e grazie alla Carta d’Identità Digitale sarà molto semplice pagare le tasse perché terrà conto di tutte le entrate e tutte le uscite e le tasse si pagheranno su quello che rimane. L’Agenzia delle Entrate potrà chiedere alla banca se le tasse sono pagate ma non potrà controllare o vedere il conto in banca.

A questo punto l’evasione fiscale non ha più scopo di esistere e l’Italia si mette in moto come un Paese virtuoso e sociale (art. 2 Costituzione). Una persona onesta, che fa tutto alla luce del sole, non deve temere nulla.

L’art. 53 della Costituzione, anche senza menzionarli, si riferisce ai tributi con cui viene attuato un «concorso» alle spese pubbliche, cioè in primis alle imposte, ed opera dunque quale criterio per l’istituzione delle entrate, prescrivendo che le stesse siano basate su indici di capacità contributiva degli obbligati, o progettate comunque tenendo conto di tale capacità.

Equitalia non servirà più

Creando posti di lavoro e prevenendo l’evasione fiscale applicando una tassazione equa del 20% e la possibilità di scaricare tutto a tutti non ne vediamo l’utilizzo. Il Governo Renzi aveva promesso di toglierla. Gli è bastato cambiare il nome, solo giochi di prestigio e MAI soluzioni.

La manovra 2018 secondo la UE

Secondo i parametri UE approvati dai Governi e ai quali la Commissione deve attenersi l’Italia dovrebbe mettere in campo una manovra almeno pari allo 0,6% del PIL: 10 miliardi circa nel 2018.

Ma se TUTTI paghiamo le tasse CORRETTE per avere dei servizi di qualità e facciamo emergere i 275 miliardi (secondo i dati ISTAT) la manovra non la si deve fare.

Molte tasse in Italia sono incostituzionali

Come abbiamo visto se TUTTI paghiamo il 20% sul nostro reddito devono essere tolte tutte le altre tasse perché incostituzionali.

 

L’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 approvò la Costituzione della Repubblica Italiana dopo circa due anni dalla fine della seconda guerra mondiale.

Era appena terminata una guerra mondiale con 55 milioni di morti, in Italia c’era stato un regime fascista, la Guerra era iniziata a fianco degli alleati tedeschi che poi nel corso della guerra erano diventati nemici da combattere e c’era un gran bisogno di principi fermi e fondamentali per dare forza alla nascente Repubblica e garantire pace e libertà ai cittadini.

ART. 1 “L’ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA, FONDATA SUL LAVORO.”

ART. 3 comma 2 “È COMPITO DELLA REPUBBLICA RIMUOVERE GLI OSTACOLI DI ORDINE ECONOMICO E SOCIALE, CHE, LIMITANDO DI FATTO LA LIBERTÀ E LA UGUAGLIANZA DEI CITTADINI, IMPEDISCONO IL PIENO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA E L’EFFETTIVA PARTECIPAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI ALL’ORGANIZZAZIONE POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE.”

E’ l’idea e la concezione politica dei Padri costituenti di garantire, dico GARANTIRE, una “felicità” sociale ai propri cittadini.

Oggi leggiamo sul giornale annunci politici altisonanti rispetto a programmi futuri, ma prendiamo atto nella cronaca giornaliera di suicidi dovuti alla vessazione legislativa e tributaria, di concessionari che da “raccoglitori di risorse” per il bene comune sono diventati esattori socialmente violenti, di servizi pubblici inesistenti, di 1.128.722 incarichi politici pagati dallo Stato italiano con 145.310 tra parlamentari, ministri e amministratori locali (1.067 nel parlamento, 1.366 nelle regioni, 4.258 nelle province e 138.619 nei comuni) con una spesa di 24,7 miliardi di euro annui pari al 12,6% del gettito IRPEF.

ART. 53 “TUTTI SONO TENUTI A CONCORRERE ALLE SPESE PUBBLICHE IN RAGIONE DELLA LORO CAPACITÀ CONTRIBUTIVA. IL SISTEMA TRIBUTARIO È INFORMATO A CRITERI DI PROGRESSIVITÀ.”

Non tutte le imposte nell’ordinamento italiano rispettano tale principio: la progressività del sistema tributario è garantita soltanto dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), che è una imposta progressiva per scaglioni di reddito.

Le oltre 100 tasse che vessano il cittadino italiano sono INCOSTITUZIONALI in quanto non rispettano i principi costituzionali a tutela del cittadino e colpiscono indifferentemente il cittadino senza progressività ovvero non in base al reddito.

Sono INCOSTITUZIONALI per cui le toglieremo tutte sostituendole con una unica imposta sui redditi al 20%: il canone televisivo, le tasse sulla spazzatura, le tasse sulla casa, le imposte sui tabacchi, le imposte sul gas e sulla energia elettrica, le imposte sulla benzina e sul gasolio, il bollo auto, le imposte sugli affitti, le tasse sulla raccolta funghi, la tassa di soggiorno, le imposte sulle concessioni edilizie, le imposte di bollo e di registro, le imposte per intraprendere un giudizio o contributo unificato, l’imposta di scopo, l’ ”equo compenso” (che grava su CD,DVD, cellulari, Hard Disk, pen drive), l’imposta di soggiorno, le imposte sugli spettacoli, le imposte sulle pensioni, le imposte sulle assicurazioni RC auto, le imposte di trascrizione, le imposte sulla sigaretta elettronica, le imposte sulla birra e sul vino, le imposte sulle patenti e i passaporti, le tasse sulle paludi e di bonifica, le tasse e contributi universitari, il ticket sanitario, le tasse sul morto (contestazione di decesso : 36 euro).

ART. 36 “IL LAVORATORE HA DIRITTO AD UNA RETRIBUZIONE PROPORZIONATA ALLA QUANTITÀ E QUALITÀ DEL SUO LAVORO E IN OGNI CASO SUFFICIENTE AD ASSICURARE A SÉ E ALLA FAMIGLIA UN’ESISTENZA LIBERA E DIGNITOSA.”

Il peso complessivo del fisco su imprese e lavoro è pari in Italia al 65,8% con un imposta sul lavoro pari al 43,4%, mentre in Germania è del 21,8% e nel Regno Unito del 10,6%.

La tassazione del lavoro in Italia così alta è INCOSTITUZIONALE.

Bilancio dello stato on line

Il bilancio dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni devono essere tutti on line e consultabili da parte dei cittadini attraverso la Carta d’Identità Digitale.

Il popolo è sovrano e deve partecipare alla vita dello Stato per cui deve conoscere quanti soldi spende, dove e come. Il bilancio con tutte le voci di costi e entrate sarà messo on line per la trasparenza e se la Gente è onesta non ha nulla da nascondere, ma soprattutto sarà molto semplice da leggere per tutti i cittadini che potranno accederci sempre da un unico sito con la propria Carta d’Identità Digitale.

La conoscenza è democrazia.

Per il momento mettiamo on line il BILANCIO SEMPLIFICATO DELLO STATO – ANNO 2017 – QUADRO GENERALE (clicca qui). Il documento espone i dati delle previsioni del bilancio per il triennio 2017-2019.

Per l’anno 2017, in termini di competenza le previsioni per le entrate finali sono pari a 567.953 milioni, mentre quelle per le spese finali ammontano a 606.552 milioni; il saldo netto da finanziare si attesta a 38.599 milioni.

In termini di cassa, sempre per l’anno 2017, il saldo netto da finanziare è di 102.587 comprensivo del fondo di riserva per le autorizzazioni di cassa, che presenta una dotazione di 6.920 milioni.

PIL (dati 2015)

  • PIL 1.815 miliardi di dollari (2015)
  • PIL pro capite 29.847,05 di dollari (2015)
  • Popolazione 60,8 milioni (2015)
  • Tasso di disoccupazione 12,0% (dic 2016)

In materia di macroeconomia per PIL, Prodotto Interno Lordo, si intende il totale di beni e servizi prodotti da uno Stato espresso in valuta.

Viene misurato in un determinato arco di tempo, di solito un anno, e tiene conto, come detto, della produzione di beni e servizi, realizzati da parte di soggetti residenti e non, destinati al consumo da parte dell’acquirente finale, alle esportazioni nette (differenziale fra esportazioni totali e importazioni totali) o a investimenti sia pubblici che privati. Non rientra in questo conteggio il prodotto destinato a consumi intermedi per ottenere nuovi beni e servizi.

Il PIL, in altre parole, può essere spiegato come:

  • produzione totale di beni e servizi dell’economia (diminuita dei consumi intermedi e aumentata delle imposte nette sui prodotti);
  • totale della spesa fatta dalle famiglie per i consumi (spesa, gas, luce, …) e dalle imprese per gli investimenti (sede, risorse umane, benefit, …);
  • strettamente legato a quanto sopra espresso, il PIL può quindi essere considerato dipendente dalla somma dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese.

Qui di seguito l’elenco delle voci di entrata tributaria del bilancio dello Stato e dove e come faremo a trovare le coperture da subito per fare tutto quello che abbiamo scritto in questo sito per l’Italia e gli italiani.

Gli incassi (in milioni di euro) sono del preconsuntivo Gennaio aprile 2017, se volete approfondire vi mettiamo il sito.

Se volete facciamo un ragionamento semplicissimo su dove troviamo le coperture per fare una riforma fiscale dove esisterà una unica tassazione uguale per tutti del 20% e l’abolizione di tutte le altre tasse, accise, ecc per cui una riforma costituzionale che si rifà alla NOSTRA Costituzione ART.53 “TUTTI SONO TENUTI A CONCORRERE ALLE SPESE PUBBLICHE IN RAGIONE DELLA LORO CAPACITÀ CONTRIBUTIVA. IL SISTEMA TRIBUTARIO È INFORMATO A CRITERI DI PROGRESSIVITÀ. Qui parliamo di copertura e non consideriamo gli eventuali risparmi su mala gestione, sprechi, corruzione, appalti gonfiati, ecc., per i quali serviranno entrate minori ma sicuramente qui ci sarà molto da lavorare per migliorare e ottimizzare:

Ci rifacciamo alla tabella riportata qui sotto, totale entrate di un quadrimestre 120 miliardi di euro x 3 quadrimestri = 360 miliardi di euro di entrate per un anno.

Se teniamo valide le entrate dalle imposte dirette 64 miliardi di euro x 3 = 192 miliardi di euro di entrate per un anno, queste entrate derivano dalle tasse sui guadagni del lavoro di professionisti, imprese, imprenditori, dipendenti, operai, ecc e li dimezziamo per il mancato gettito visto che portiamo tutti al 20% ci restano 96 miliardi di euro. A questo punto i 96 miliardi di euro mancanti li possiamo andare a recuperare dal sommerso 275 miliardi di euro e ci avanzano 179 miliardi di euro.

Se aboliamo tutte le imposte indirette (tassa sulla casa, benzina, luce, acqua, gas, immondizia, ecc) ci servono 56 miliardi di euro x 3 = 168 miliardi di euro che possiamo andare a togliere dai 179 miliardi di euro del sommerso, ci avanzano ancora 11 miliardi di euro.

Ci rimarrebbero 11 miliardi di euro ai quali possiamo aggiungere i 2,3 miliardi di euro dei rimborsi elettorali (incostituzionali abrogati dal popolo nel 1984), i 54 miliardi di euro delle pensioni d’oro, i 10 miliardi di euro del risparmio sul costo della politica e in seguito dopo un po di lavoro i 14,7 miliardi di euro degli ammortizzatori sociali, il rientro degli imprenditori italiani, l’aumento delle entrate perché il lavoro aumenta, i posti di lavoro aumentano, ecc. per un totale di oltre 92 miliardi di euro.

A questo punto se qualcuno è scettico sulle coperture derivanti dal sommerso 275 miliardi di euro perché ci vorrebbe tempo per raccoglierli o non è così elevato, li possiamo integrare da subito con: i 2,3 miliardi di euro dei rimborsi elettorali, dalle pensioni d’oro 54 miliardi di euro, dai 10 miliardi di euro del risparmio sul costo della politica e manteniamo l’Iva al 11% per cui tagliamo a metà il gettito a bilancio di 34 miliardi di euro pari a 17 miliardi di euro per un totale di 83,3 miliardi di euro. A questo punto 275 miliardi di euro del sommerso – 83,3 miliardi di euro che si recuperano immediatamente = 191,7 miliardi di euro che sicuramente entreranno dal sommerso, nuovi posti di lavoro e tutto il rilancio dell’economia anche alla mancanza di tasse e turismo che senza tassa di soggiorno, tasse sugli affitti e Iva al 11% migliorerà. In più potremmo scoprire dai bilanci dello stato nei dettagli dei costi che qualcosa si potrà risparmiare ancora.

Passo operativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Pensioni

In Italia 18 milioni di pensioni. Sei su dieci sotto 750 euro.

Vogliamo che la classe privilegiata dei politici abbia lo stesso trattamento di tutti i cittadini italiani, visto che anche loro sono italiani (art. 2 e 3 Costituzione) per cui saranno calcolate in egual misura degli altri cittadini (vecchiaia, invalidità e superstiti) e sarà retroattiva come succede ai normali cittadini italiani.

Vogliamo ridare la dignità a tutti quei cittadini che si sono visti togliere poche centinai di euro per ricalcoli sulle loro pensioni.

Vogliamo introdurre il REDDITO DI ANZIANITÀ

Ovvero portare il minimo di pensione a 800,00 per dignità, questo sarà possibile se TUTTI pagheremo il 20% di tasse

Per questo useremo le stesse regole, misure e valutazioni a tutti i politici che ci hanno governato negli ultimi 10 anni.

Faremo ricalcolare dall’INPS tutte le loro pensioni e se non rientrano nei parametri utilizzati per i cittadini, li dovranno ridare con le stesse modalità applicate ai cittadini italiani (art. 3 Costituzione) (blocco mezzi, Equitalia, pignoramento un quinto stipendio, pignoramento casa e asta giudiziaria, blocco conto corrente).

L’Inps sta erogando oltre 18 milioni di pensioni, nel 63,1% dei casi sotto la soglia di 750 euro: un dato che fa parlare l’Istituto di “una forte concentrazione nelle classi basse”. E’ quanto emerge dall’ultimo osservatorio sulle pensioni, che non include però le gestioni dipendenti pubblici ed ex Enpals, e si riferisce a dati al gennaio 2017. L’incidenza di assegni basse, è bene ricordare, non può essere automaticamente letto come una misura di povertà, visto che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi. Nel 26% dei casi, l’assegno resta sotto 500 euro al mese. Resta poi la sproporzione tra uomini e donne: tra queste la percentuale di assegni sotto 750 euro sale al 76,5%. Dall’altra parte della scala, ci sono più di 207mila pensioni sopra i 3.500 euro mensili, l’1,2% del totale.

Del totale di prestazioni versate, più di 14 milioni sono di natura previdenziale: hanno avuto origine dal versamento di contributi previdenziali (vecchiaia, invalidità e superstiti), durante l’attività lavorativa del pensionato. Le rimanenti sono costituite dalle prestazioni erogate dalla gestione degli invalidi civili (comprensive delle indennità di accompagno) e da quella delle pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale, cioè prestazioni erogate per sostenere una situazione di invalidità congiunta o meno a situazione di reddito basso. L’importo complessivo annuo risulta pari a 197,4 miliardi di euro di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.

Dai dati emerge che negli ultimi cinque anni il numero delle pensioni è diminuito nel complesso del 2,7%: a partire dal 2013 si assiste “ad una inversione di tendenza”. Mentre da gennaio 2004 a gennaio 2012 il numero delle pensioni è aumentato mediamente dello 0,7% annuo per un complessivo 6,1%, negli ultimi cinque anni è iniziato a decrescere mediamente dello 0,6% annuo, con un calo complessivo del 2,7%.

Qui di seguito il trattamento per i politici

Assegno vitalizio (perché loro hanno il vitalizio e noi la pensione? Non sono cittadini italiani come noi?)

Anche in questo caso, il deputato versa mensilmente una quota – l’8,6 per cento, pari a 1.069,35 euro – della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento approvato dall’Ufficio di Presidenza il 30 luglio 1997. In base alle norme contenute in tale Regolamento, il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti. Lo stesso Regolamento prevede la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale. L’importo dell’assegno varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell’80 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

Il vitalizio è un assegno mensile e non una pensione. Tra Camera e Senato, per gli assegni vitalizi si spendono 193 milioni di euro all’anno.

I dati sono pubblici ma la Camera non li fornisce; tra i 2000 pensionati tanti sono i cinquantenni che hanno diritto o avranno diritto a 14 milioni lordi al mese, addirittura c’e’ un quarantenne.

Il vitalizio non e’ una pensione e quindi può cumulare con altre pensioni o stipendi.

Passo operativo del Ministero dell’Interno

Voto on line

Siamo cittadini italiani e come dice l’articolo 1 della costituzione la sovranità appartiene al popolo.

Dobbiamo partecipare attivamente alla vita della Repubblica e con il buon senso del padre di famiglia ottimizzare i costi e migliorare il sociale (art. 4 Costituzione).

Essendo la Carta d’Identità Digitale un documento sicuro e univoco (sicuro perché utilizzerà la catena a blocchi quella delle transazioni finanziarie) si potrà votare on line velocemente e ovunque. Questo permetterà di risparmia anche su seggi, militari, forze dell’ordine, comuni aperti, stampa delle schede, spoglio delle schede, ecc. Valido anche per gli italiani residenti all’estero con diritto di voto. Per quelle persone che non si possono muovere sarà un’agevolazione.

Le spese complessivamente assegnate sul bilancio dello Stato per lo svolgimento delle elezioni politiche del 2013, tenendo anche conto del riparto effettuato per l’abbinamento con le elezioni regionali e della quota di spesa sostenuta per lo svolgimento delle elezioni amministrative della primavera successiva, sono state di circa 389 milioni di euro, ripartiti fra i vari Ministeri interessati; per le spese da rimborsare ai comuni era stato assegnato l’importo di 220 milioni di euro circa, mentre per le esigenze di ordine pubblico sono stati destinati 73 milioni di euro.

Il Ministero dell’Interno è quello su cui è gravata la parte maggiore delle spese, 315 milioni, distribuiti tra quattro voci di spesa: 73 i milioni per il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, 5 i milioni per il Dipartimento della Politiche Personali e 237 i milioni per il Dipartimento Affari Interni e Territoriali.

Nei 237 milioni spesi da quest’ultimo comparto del Viminale ci sono quattro voci di spesa: i seggi elettorali (compresi i compensi di scrutinatori e presidenti) costato la bellezza di 223 milioni di euro; le facilitazioni di viaggio per gli elettori  costano 9,8 milioni, l’apparato informatico 2,1 milioni, mentre il personale e la logistica incidono per 1,9 milioni.

I 389 milioni di euro complessivi coprono spese molto diverse: l’organizzazione tecnica e lo svolgimento delle consultazioni (per esempio il montaggio e smontaggio delle cabine e degli altri arredi dei seggi), la movimentazione dei tabelloni per la propaganda elettorale, la raccolta e trasmissione dei dati, il lavoro straordinario del personale dipendente utilizzato.

Ma anche le spese per le agevolazioni di viaggio agli elettori, per il servizio di ordine pubblico presso i seggi, per il funzionamento degli uffici di Prefettura e degli uffici centrali del Ministero dell’interno interessati, per la stampa e distribuzione delle schede e del materiale per i seggi elettorali (verbali, timbri, cancelleria, ecc) e per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero.

Per cui se dovessimo votare on line risparmieremmo 389 milioni e se proprio dovessimo esagerare potremmo mantenere il costo di 2,1 milioni per l’apparato informatico. Ma soprattutto noi tutti potremmo votare con un cellulare, tablet o PC in qualsiasi ora e in qualsiasi posto basta avere la Carta d’Identità Digitale. Il tutto in COMPLETA SICUREZZA senza problemi di Hacker e altre possibilità di brogli.

Cliccando sul simbolo del partito ci devono essere tutte le spiegazioni: chi sono i candidati il loro curriculum (cariche in altri partiti o conflitti di interesse) la dichiarazione dei redditi e il certificato penale; il programma con i suoi 3 punti principali; chi li metterà in pratica, come li attuerà e con chi li attuerà (competenze, responsabilità e onestà).

Quanto ci sono costate le elezioni del 2013

Eliminazione rimborsi elettorali perché incostituzionali

Ecco quanto ci è costato il finanziamento pubblico ai partiti dal 1994 al 2012: i partiti sono costati agli italiani la bellezza di 2,3 miliardi di euro.

Questo nonostante una verità storica inconfutabile: nel 1993 i cittadini italiani hanno deciso attraverso un referendum con 90,3% dei votanti, vennero eliminati i finanziamenti ai partiti politici.

Ma anche grazie ad una seconda verità storica: nel 1994 il governo, grazie alla Legge 515/1993, reintrodusse il finanziamento pubblico e i rimborsi spese diventarono contributi per le spese elettorali.

Noi faremo rispettare questo diritto espresso come previsto dai cittadini (art. 1 Costituzione)

I politici sono cittadini italiani per cui per il loro impegno percepiranno uno stipendio di 5.000,00 euro con rimborso spese come un normale dipendente verificabile tramite Carta d’Identità Digitale (essendo un eletto dalla sovranità popolare tutti i suoi movimenti economici saranno PUBBLICI e tutti i cittadini potranno verificarli on line).

Il Parlamento ha votato all’UNANIMITÀ e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa € 1.135,00 al mese. Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

La tragedia del Made in Italy

Aziende che non sono più italiane per colpa della elevata tassazione (le tasse hanno pesato troppo sul costo del lavoro) ma soprattutto la brutta politica.

I tedeschi di HeidelbergCement hanno acquisito Italcementi. Un altro pezzo del Made in Italy va all’estero. I marchi che non sono più italiani nel corso degli ultimi anni sono troppi: industrie manifatturiere, marchi della moda e dell’agroalimentare.

Lunga è la lista delle case italiane dell’industria alimentare finite in mani straniere a partire dal lontano 1993, quando gli svizzeri della Nestlè si comprarono il marchio Italgel (Gelati Motta, Antica Gelateria del Corso, La Valle degli Orti) ed il Gruppo Dolciario Italiano (Motta e Alemagna). Quest’ultimo è poi ritornato in mani italiane grazie alla Bauli di Verona. Attualmente Nestlè controlla l’ex Italgel insieme a surgelati e salse Buitoni. Il colosso elvetico possiede anche l’acqua minerale Sanpellegrino e controllate (Levissima, Recoaro, Vera, San Bernardo e Panna). Galbani, Locatelli, Invernizzi e Cademartori sono proprietà di Lactalis, il Re del Camembert che si è comprato Parmalat nel luglio del 2011, mentre gli oli Cirio–Bertolli–De Rica sono stati presi nel 1993 da Unilever, che poi li ha ceduti nel 2008 alla spagnola Deoleo, già titolare di Carapelli, Sasso e Friol.

Nel lusso che siano gli yacht di Ferretti, di proprietà di Shandong Heavy Industry-Weichai Group, o le collezioni di Krizia, di proprietà di Marisfrolg Fashion Co, il lusso piace al capitalismo cinese. Grandi predatori sono anche i francesi: Lvmh, titolare di Loro Piana e di Bulgari, e Kering che ha fatto man bassa di marchi, da Gucci a Bottega Veneta, da Pomellato a Dodo, da Sergio Rossi a Brioni. Valentino è nelle mani di Mayhoola Investments (Qatar) e quel che resta di Gianfranco Ferrè di Paris Group (Dubai), mentre La Rinascente appartiene alla thailandese Central Group of Companies. In mani americane è invece Poltrona Frau, rilevata da Haworth.

Nel settore dell’energia e telecomunicazioni la situazione è più drammatica, perché tocca le nostre reti e la nostra energia. Parla francese Edison (Edf), e Saras è bilingue, controllata oltre che dai Moratti dai russi di Rosneft. È invece nelle mani della russa VimpelCom la compagnia telefonica Wind. Telecom è controllata, da poche settimane, dai francesi di Vivendi. Fuori da Piazza Affari, State Grid of China ha il 35% di Cdp Reti, la scatola in cui sono detenute le partecipazioni di controllo di Terna e Snam, e Shanghai Electric il 40% di Ansaldo Energia.

Nel trasporto l’industria ferroviaria nazionale è oggi completamente in mani straniere. La Fiat Ferroviaria è controllata da Alstom dal 2000, mentre la Tibb (Tecnomasio-Brown Boveri) è passata prima sotto la Daimler Benz-AdTranz (1996) e poi sotto la canadese Bombardier (2001). È dello scorso 24 febbraio la vendita di AnsaldoBreda e del 40% di Ansaldo Sts alla giapponese Hitachi da parte di Finmeccanica. Sul fronte aerei, dell’anno scorso è lo sbarco di Etihad alla guida di Alitalia.

Da marzo scorso Pirelli parla cinese: ChemChina è il nuovo socio forte del gruppo. Nell’ottobre 2014 la famiglia Merloni esce definitivamente dalla scena degli elettrodomestici: Whirlpool acquisisce il 56% del gruppo di Fabriano salendo al 60,4% ma intavolando una dura trattativa sugli esuberi conclusa solo la scorsa settimana.