Movimento per la Gente Onesta. Tra la Gente per la Gente.

Elezioni 2018

La Costituzione stabilisce che Camera e Senato abbiano una durata di cinque anni dalla data della loro prima riunione, terminata la quale è necessario tornare a votare, entro 70 giorni dalla fine della legislatura. L’inizio della XVII legislatura è avvenuto il 15 marzo 2013 con la prima seduta di Camera e Senato. La data ultima per il voto sarebbe dunque il fine settimana del 19 e 20 maggio. Mattarella, però, potrebbe anche decidere di sciogliere le Camere anticipatamente. Il nostro conto alla rovescia tiene conto del 19 maggio 2018.

Art. 1 della Nostra Costituzione

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Il cittadino italiano deve vedersi riconosciuti i suoi fondamentali diritti costituzionali.

Quando Renzi ha affermato “vorrei essere l’ultimo Presidente del Consiglio a chiedere la fiducia a quest’Aula” intende abolire l’art 55 della Costituzione “Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”. Invece di pensare quali parti della Costituzione della Repubblica bisogna abolire dobbiamo prima fare rispettare i suoi principi fondamentali che tutelano i diritti del cittadino al lavoro, all’eguaglianza e alla libertà con la rimozione di tutti “gli ostacoli di ordine economico e sociale”.

Questo movimento vuole portare delle soluzioni per risolvere i problemi dell’Italia e degli italiani.

Tutte le soluzioni sono basate sulla nostra Costituzione.

Tutte le soluzioni che trovate in questo sito sono state verificate da persone qualificate, molte sono state attuate da altri paesi da molti anni e hanno dato risultati eccezionali in termini di benessere, sicurezza e economia e sopratutto basate sui giovani Geni che troviamo nelle nostre Università.

Per cui con la riforma fiscale, l’introduzione della Democrazia Digitale e puntando sul turismo l’Italia migliora e cresce creando posti di lavoro, benessere, dignità e orgoglio italiano.

COSA FAREMO NEI PRIMI 100 GIORNI
Se tutti gli italiani che vogliono un’Italia equa, basata sulla Costituzione che tutela i diritti dei cittadini e sancisce la Sovranità Popolare voteranno il Movimento per la Gente Onesta, tutto quello che leggete nel sito verrà attuato nei primi 100 giorni.

Per eliminare la brutta politica e riprendere i nostri diritti dobbiamo avere il 50% dei voti + 1

Il Programma:
Semplice, Pratico E Realizzabile

Questo sito è semplice, scritto in modo comprensibile, chiaro con riferimenti alla nostra Costituzione e alle nostre leggi.
Devi leggerlo tutto per comprendere tutti i tuoi diritti che fino ad oggi non ti sono stati dati totalmente.

Alcune cifre sulle quali abbiamo lavorato per trovare le soluzioni riportate in questo sito

54

miliardi di euro

pensioni d’oro (dai 3.500,00 ai 99.000,00 euro al mese) che ogni anno i politici, manager pubblici e super manager prendono

24,7

miliardi di euro pari al 12,6% del gettito IRPEF

è il costo della politica ogni anno e fanno lavorare 1.128.722 politici (pari al 5% degli occupati del nostro paese) pagati dallo Stato italiano con 145.310 tra parlamentari, ministri e amministratori locali (1.067 nel parlamento, 1.366 nelle regioni, 4.258 nelle province e 138.619 nei comuni).

Abbiamo perso milioni di posti di lavoro ma neanche un politico.

275

miliardi di euro

È l’evasione annuale stimata dall’ISTAT (dati non ufficiali dicono 400 miliardi di euro).

463

miliardi di euro

Entrate tributarie dello Stato (previsione per il 2017)

Tutte le tasse: IRPEF, il canone televisivo, le tasse sulla spazzatura, le tasse sulla casa, le imposte sui tabacchi, le imposte sul gas e sulla energia elettrica, le imposte sulla benzina e sul gasolio, il bollo auto, le imposte sugli affitti, le tasse sulla raccolta funghi, la tassa di soggiorno, le imposte sulle concessioni edilizie, le imposte di bollo e di registro, le imposte per intraprendere un giudizio o contributo unificato, l’imposta di scopo, l’ ”equo compenso” (che grava su CD,DVD, cellulari, Hard Disk, pen drive), l’imposta di soggiorno, le imposte sugli spettacoli, le imposte sulle pensioni, le imposte sulle assicurazioni RC auto, le imposte di trascrizione, le imposte sulla sigaretta elettronica, le imposte sulla birra e sul vino, le imposte sulle patenti e i passaporti, le tasse sulle paludi e di bonifica, le tasse e contributi universitari, il ticket sanitario, le tasse sul morto (contestazione di decesso : 36 euro).

14,7

miliardi di euro

Nel 2014 sono stati spesi 23,9 miliardi per ammortizzatori sociali (cassa integrazione, Aspi, mini Aspi e disoccupazione) con un saldo negativo di 14,6 miliardi di euro: soldi prelevati dalla fiscalità generale, visto che i contributi versati sono stati 9,3 miliardi.

174

miliardi di euro

Fatturato perso dall’Italia per la delocalizzazione.

1,557,000 posti di lavoro generati all’estero per cui stati sottratti al mercato interno circa 30.362 miliardi

Considerando che se queste aziende fossero rimaste in Italia il numero degli attuali disoccupati risulterebbe essere inferiore di una cifra corrispondente, circa un milione e mezzo, si sarebbe evitato l’esborso di circa 14 miliardi ogni anno per ammortizzatori sociali.

  La contabilizzazione delle perdite subite negli ultimi dieci anni raggiunge cifre da capogiro: 1,000 miliardi sul fatturato, 300 miliardi sul mercato interno, 140 miliardi di ammortizzatori sociali. Totale: 1,440 miliardi.

Il debito pubblico italiano è di oltre 2.288 miliardi di euro (non potendo mettere un dato perché in continuo aumento abbiamo messo qui sotto un contatore), in aumento di 20 miliardi rispetto al mese precedente.

Due soluzioni per ottenere benessere per tutti i cittadini italiani, applicando e rispettando la Costituzione,

 – Tasse

  1. Aliquota al 20%. Meno tasse uguali per tutti. Tutti possono scaricare tutto

  2. Meno burocrazia

  3. Democrazia Digitale con internet veloce gratis per tutti

 + Turismo

  1. Riqualificazione del territorio

  2. Sicurezza

  3. Formazione

 = Benessere

  1. Un economia migliore per l’Italia e per gli italiani con uguaglianza economica tra Sud, Centro e Nord

  2. Più posti di lavoro

  3. Un ambiente migliore

Voglio collaborare con la Chiesa credenti e non credenti insieme per il bene comune, la dignità, la pace e la libertà.

Per il sociale, per la comunità, per gli ultimi, per i valori, per la giustizia, per l’equità, per l’ambiente.
La Chiesa è presente sul territorio italiano, in Europa, nel mondo e nei paesi di origine degli immigrati.
Se collaboriamo con la Chiesa che ci aiuta ad organizzare il sociale e coordinare tutte le Onlus, Associazioni e volontari raggiungiamo più velocemente gli obiettivi.

“Come già intuito dalla Chiesa… il nuovo Movimento politico vuole muoversi sull’onda di un principio d’integrità morale per difendere gli essenziali valori della figura umana”.
Quello che, oggi, appare assai incomprensibile è l’atteggiamento dei tanti che sembrano procedere senza un metodo e privi di idee fondamentali, ma solo per accaparrarsi un’immagine od un potere. I tanti che si muovono sulla base ideologica di questo malato sistema e che non sembrano avere la forte struttura sulla quale edificare attraverso le idee, le logiche ed i valori, ..una cultura fondamentale per una solida costruzione dei programmi.
Così come già intuito dalla Chiesa.. anche il Movimento per la Gente Onesta..del Fondatore Giuseppe Prete deve procedere in termini di umiltà verso nuovi percorsi. Di certo la Chiesa si muove, oggi, con messaggi cristiani più semplici in direzione della solidarietà per raggiungere una fondamentale equità sociale e spirituale. MGO, attraverso un dialogo più diretto con i cittadini ed un riscontro con la ricerca e la funzionalità, vorrebbe operare per raggiungere il traguardo di una società più onesta ed equilibrata. Malgrado l’immagine sicuramente laica del Movimento, fatta eccezione del cattolicissimo Presidente Giuseppe Prete, restano indubitabili i legami con certi principi di rinnovamento seguiti oggi dalla Chiesa, che si vorrebbero prevalentemente a favore della figura umana.
Un fine non certo ecclesiale, ma ricco di speranza e di passione che lega fortemente il gruppo MGO e lo spinge verso un umile, ma più utile, percorso.
Questa differenza è già di per sé un valore!
Vincenzo Cacopardo

Art.7 Costituzione Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8 Costituzione Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Abbiamo voluto affrontare a parte il fenomeno Sociale dell’Immigrazione

Vogliamo collaborare e farci affiancare da Gente che svolge un lavoro incredibile in Paesi dove c’è lo sfruttamento, la persecuzione, le guerre, la dittatura e altre brutte cose.

La nostra filosofia è e sarà sempre tra la Gente per la Gente. Per cui siamo convinti che tutti vogliono vivere nel paese dove sono nati.

Aiutare questi popoli nel loro paese a progredire, creare lavoro e dignità vuol dire mettere un freno all’immigrazione e risparmiare tanti miliardi di euro.

Gli immigrati presenti in Italia dovremo aiutarli ad integrarsi adeguandosi alle regole dei cittadini italiani e alla Costituzione italiana.

Vi riportiamo qui sotto il video della trasmissione LA GABBIA sul canale La7

Aiutare i lontani senza dimenticare i vicini

Il Sociale è molto importante come recita l’articolo 3 secondo comma “È compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.” Questo vuol dire che abbiamo delle priorità e delle urgenze. La priorità sono gli ultimi, gli invisibili italiani l’urgenza è il fenomeno dell’immigrazione.

Nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono state pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila. Se teniamo valido l’8 per mille sull’IRPEF 172,2 miliardi di euro abbiamo 1,377 miliardi di euro da destinare alle famiglie in condizioni di povertà per aiutarle fino alla ripartenza della economia grazie alla riforma fiscale e al turismo. Per cui se prendiamo 1,37 miliardi di euro e li dividiamo per 1 milione e 582 mila di famiglie in condizione di povertà abbiamo 300,00 euro all’anno e 72,50 euro al mese per generi di prima necessità.

Collaborazione con la Chiesa e i laici

Con l’equità della tassazione creeremo posti di lavoro e dignità agli italiani. Con un aiuto economico faremo gestire, organizzare e arginare il fenomeno dell’immigrazione da Onlus e Associazioni (requisito indispensabile anni di esperienza, presenza nei paesi d’origine dell’immigrazione, conoscenza del territorio e bisogni dei popoli in fuga) togliendo il monopolio a organizzazioni che preferiscono i soldi al posto della vita.

Gli imprenditori ci aiuteranno

Aiutando i popoli in fuga direttamente nei loro paesi d’origine creeremo delle sinergie tra loro, imprenditori, Università e Geni per aiutarli concretamente a risolvere i loro problemi, creare una loro civiltà in rispetto alla loro cultura.

Blocco dello sfruttamento

Molti di questi paesi sono sfruttati per le loro risorse naturali, petrolio, carbone, diamanti, uranio, ecc

Alcuni uomini cattivi: politici, imprenditori, banchieri, mercenari hanno l’interesse a tenerli poveri, sotto dittatura, perseguitati per poterli sfruttare indisturbati.

Sarà nostro compito usare la diplomazia presso ONU, G7, G8, G9, EU, ecc per sensibilizzare e utilizzare la Polizia della Comunicazione per ricercare le prove documentate per fermare questo saccheggio.

Stati Uniti d’Europa sono una estrema urgenza. E almeno per due ragioni: una istituzionale e una geopolitica e geoeconomica.

Non si fanno non soltanto per “miopia” o “insipienza” politica, ma  prevalentemente per il fatto che chi “controlla” quelle risorse a livello nazionale non intende facilmente “mollare l’osso”.

Ogni giorno tocchiamo con mano la totale “assenza” o “irrilevanza” dell’Europa su tutti i fronti scottanti del mondo globale. Ebbene, questa Europa-che-non-c’è deriva dall’impotenza genetica di un progetto fondato sull’Europa Intergovernativa che richiede quasi sempre l’unanimità di tutti i 28 Stati membri (27 quando uscirà il Regno Unito). Ottenere decisioni unanimi con 27 governi in campo è “statisticamente” impossibile senza neanche ricorrere al teorema di Arrow che, peraltro, dimostra come siano impossibili decisioni democratiche prese a maggioranza, figuriamoci all’unanimità. È come se avessimo fatto dell’Italia una Confederazione nella quale il governo Centrale ed il Parlamento Nazionale non possono assumere alcuna decisione senza l’approvazione unanime dei venti governi regionali.

Per “decidere” occorre una Federazione, come negli Usa, in Canada, in Germania. Poi si può discutere delle funzioni da attribuire al governo federale e ai singoli governi nazionali.

Ci sono almeno cinque temi sui quali da oltre 20 anni gli Stati europei hanno già perso sovranità nazionale, cioè ogni capacità di decidere come singoli Stati. Anche questi sono sotto gli occhi di tutti ogni giorno. Difesa-Sicurezza-Immigrazione, Politica estera, Grandi reti di infrastrutture con in testa energia (elettricità, gas, petrolio), Alta ricerca ed innovazione tecnologica ivi compresa alta formazione di capitale umano. Si deve poi aggiungere il tema del controllo della concorrenza nei mercati dei beni e servizi e quello specifico della vigilanza sui mercati finanziari e bancari. Sul primo aspetto occorre una antitrust europea che non sia la sommatoria-ragnatela di 27 antitrust nazionali. Sul secondo aspetto occorre arrivare subito alla vigilanza bancaria europea guidata dalla Bce alla quale è già affidata la politica monetaria e la moneta unica.

Almeno su questi cinque temi il “recupero” di sovranità a livello di singoli Stati nazionali è impossibile. Chi lo propone o è inconsapevole oppure, se consapevole, fa semplicemente una bugiarda operazione di demagogia per raccogliere consenso a breve termine e ottenere, per sé stessi e per i propri cittadini, un risultato di totale irrilevanza a medio-lungo termine.

Basti pensare che viviamo tutti in Europa con 28 eserciti, 28 aereonautiche, 28 marine, oltre 50 servizi segreti (ogni stato ne ha più d’uno). Non controlliamo i confini “esterni” dell’Unione e qualcuno propone di ripristinare i confini “interni” che in chilometri sono almeno 7 volte più lunghi. Gas-petrolio-elettricità sono mercati concorrenziali fuori dall’Europa, ma quando si entra in Europa diventano cartelli oligopolistici concentrati all’interno di ogni stato nazionale con cittadini europei (vedi Italia) che pagano bollette del 30% in più rispetto ad altri cittadini europei (vedi Francia) sulle quali poi si aggiungono carichi fiscali che vanno dal 60% al 180% decisi da ogni singolo Stato nazionale. Noi in Italia abbiamo 354 sedi universitarie, fatichiamo ad avere quattro o cinque università riconosciute a livello internazionale e i nostri giovani se ne vanno all’estero per fare dottorati qualificati e per avere poi prospettive di ricerca e di qualificazione all’altezza dei loro saperi e delle loro potenzialità. E si potrebbe continuare…

A oggi il bilancio dell’Unione Europea è pari all’1,5% del Pil, il bilancio federale degli Stati Uniti è pari al 25% del Pil. Tra l’1,5% ed il 25% ci sarà pure una via intermedia. E questa non può che essere, per ragioni geopolitiche ma anche per ragioni geoeconomiche, una federazione degli Stati Uniti d’Europa “leggera” basata su quei cinque temi, con un governo federale fatto da un Presidente e cinque ministri, votati dai cittadini e “fiduciati” dal Parlamento europeo.

Senza parlare e straparlare di nuove tasse europee aggiuntive, se i soldi che già oggi ogni stato spende per quei cinque temi/funzioni vengono sommati insieme e vengono attribuiti al bilancio federale europeo, si ottiene qualcosa che è pari a circa il 10/12% del Pil, cioè a metà strada tra la situazione attuale europea e quella americana.

Tutto il resto… resta nella mani e nelle competenze dei singoli stati nazionali.

Il perimetro ideale sarebbe quello dei 19 Paesi dell’euro, visto che hanno già una moneta comune. La necessità e l’urgenza indicano però che la vera risposta coraggiosa è: «Chi ci sta, ci sta». Basti pensare che se su questo si ricreasse un asse forte e lungimirante tra Germania e Francia, al quale associare con ruolo determinante Italia, Belgio, Olanda e Spagna avremmo circa il 70% del Pil e dei cittadini europei.

Chi ci sta, recupera sovranità e si salva.

Certo, l’elezione di Macron potrebbe essere il prodromo di questo percorso. Attenti però ai facili sondaggi ex-ante. Mai dire quattro se non l’hai nel sacco!

Chi non ci sta, può aderire dopo oppure dissolversi sul piano politico, e forse economico e sociale, in questo mondo globale del XXI secolo.

Quanto dà e quanto riceve l’Italia dall’Unione europea.

Grazie al sito della Commissione Europea dedicato al bilancio possiamo facilmente consultare tutti i dati degli ultimi anni, che specificano quanto sia stato il contributo nazionale e quanto abbia dato l’Unione per i diversi programmi di spesa (il file .xls che si scarica cliccando su “Download data 2000-2014”). Riassumiamo le cifre per l’Italia nel grafico successivo.

Come si vede il picco massimo raggiunto, nel 2013, è di 15,748 miliardi di contributo, con una media negli ultimi 10 anni di circa 14 miliardi di euro all’anno. Decisamente meno dei 20 citati dai politici italiani.

Quanto ai 12 miliardi di euro che verrebbero restituiti, si tratta di un dato corretto se riferito al 2015 (12,338). L’anno prima invece la cifra si era fermata a 10,695 miliardi, e nel 2013 era stata di nuovo poco superiore ai 12 miliardi di euro.

La differenza tra dato e ricevuto non è in ogni caso di 8 miliardi di euro, come risulta dalle parole dei politici italiani, ma significativamente inferiore. Nel 2015 la differenza è stata inferiore a 1,9 miliardi di euro, nel 2014 era di 3,7 miliardi scarsi, nel 2013 di 3,2 miliardi, nel 2012 di 4 miliardi e nel 2011 c’era stato il record di 4,75 miliardi. Si può dire che, nell’ultimo quinquennio, il trend sia stato di una progressiva riduzione del divario tra contributi dati e ricevuti.

I conti sono leggermente diversi se si guarda alla Relazione annuale della Corte dei Conti sui rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei fondi comunitari. La Corte utilizza infatti i dati della Ragioneria generale dello Stato che, come si legge nella Relazione, “non tengono conto di alcune differenze di contabilizzazione rispetto alla Commissione, sul lato dei versamenti, né delle somme che non transitano per la tesoreria, sul lato degli accrediti”. Con le somme così calcolate si riducono le distanze tra la realtà e le parole dei politici italiani. Non si arriva mai ai 20 miliardi citati, ma si avvicina maggiormente: ad esempio il picco del 2013 arriva a 17,16 miliardi di euro, e la media degli ultimi 5 anni è superiore ai 15 miliardi di euro all’anno. Resta corretto il dato sui 12 miliardi, se riferito al 2015.

Il “saldo netto” per il periodo 2009-2015 tra versamenti fatti alla Ue e accrediti ricevuti è per la Corte di 37,747 miliardi, per una media di 5,4 miliardi all’anno di differenza tra quanto l’Italia ha dato e quanto ha ricevuto da Bruxelles (si arriva in realtà a 5,5 miliardi per via di una recente decisione che ha ricalibrato gli apporti dei singoli Stati).

Ma, come avverte la stessa Corte, “la dinamica degli accrediti dipende anche dalla capacità progettuale e gestionale degli operatori nazionali, e dall’andamento del ciclo di programmazione, e quindi il saldo netto negativo non è di per sé espressione di un ‘trattamento’ deteriore per l’Italia rispetto a quello di Paesi che si suppongono più avvantaggiati”. In altre parole, i soldi che arrivano dall’Europa bisogna saperli spendere – e l’Italia non brilla particolarmente in questa abilità.

A conferma di ciò, la Corte valuta che l’aumento delle risorse che l’Italia riceva da Bruxelles (+15,7% nel 2015 rispetto all’anno precedente) sia il “frutto di un più elevato assorbimento di risorse dai fondi europei”.

Sempre secondo la Relazione annuale della Corte dei Conti, l’Italia si colloca al quinto posto come “contributore netto” (cioè per differenza tra versato e ricevuto) in base al criterio del calcolo algebrico, dietro Germania, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi. Se invece per calcolare il contributo netto si adotta il criterio della percentuale del Reddito Nazionale Lordo (Pil + flussi di reddito da e per Paesi terzi), l’Italia – con lo 0,34% – scivola all’ottavo posto, venendo “sorpassata” anche da Danimarca, Svezia e Belgio.

Restiamo insomma tra i Paesi ricchi dell’Unione europea che, in base alle regole comunitarie, contribuiscono maggiormente allo sviluppo comune. La differenza tra quanto diamo e riceviamo dipende però anche dalla capacità del Paese di spendere i fondi comunitari che vengono messi a disposizione.

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